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Giuseppe Statuto, una passione per i trophy assets
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un nuovo luxury hotel nel centro di Milano

Dopo il Four Seasons e il Mandarin di Milano, il Danieli di Venezia e il San Domenico Palace di Taormina, l’immobiliarista con l’occhio puntato sull’hotellerie di lusso è pronto per giocarsi un altro jolly; un nuovo albergo gioiello nel cuore di Brera

Giuseppe Statuto San Domenico Palace Taormina _1 Giuseppe Statuto San Domenico Palace Taormina _2

L'ultima operazione l'ha messa a segno nella Perla dello Ionio, quella Taormina che da sempre lascia senza fiato chi ne ammira le incomparabili bellezze. Si è aggiudicato uno degli alberghi più belli del mondo, quel San Domenico che aveva incantato perfino gli sceicchi del Qatar che hanno dovuto cedere di fronte ad una offerta da capogiro. Protagonista di questo autentico blitz è stato Giuseppe Statuto, silente ed enigmatico immobiliarista, con origini campane, ma cittadino milanese per buona parte della settimana, sempre a caccia di affari. Inutile dire che gli hotel sono la sua passione manifesta. Quanto avrà investito negli alberghi? potremmo domandarci. Difficile fare una stima precisa ma se dovessimo azzardare un miliardo non andremmo troppo lontano dal vero.
E non stiamo parlando di alberghi di minore importanza. Ma di veri trophy assets di rilevanza internazionale come il Four Seasons di Milano, ad esempio. Un albergo che ha fatto scuola nel capoluogo meneghino, cardine del Quadrilatero della moda, conosciutissimo presso quella elite che non rinuncerà mai a un servizio top class nel cuore della città che ha ospitato l'Esposizione universale nel 2015 e che oggi vive un boom di turismo e notorietà nel mondo senza eguali.
Statuto ha creduto molto nel turismo e in particolare negli alberghi. E così accanto al Four Seasons troviamo il Danieli di Venezia, una perla rarissima di stile e fascino in una città straordinaria. Certo, non va trascurato il fatto che proprio sul Danieli che ha una straordinaria notorietà nell'élite internazionale, si siano addensate le nubi di un contenzioso con le banche. Ma si sa che  per fare impresa bisogna accettare dei rischi, bisogna avere il coraggio di scommettere e di vincere. E così Statuto ha giocato la carta di Taormina, tenendo in serbo un'altro jolly, quello del nuovo hotel di Brera, proprio accanto a quel polo artistico e museale che oggi è in pieno rilancio. Un altro hotel di lusso, e qui le stelle non bastano, nel cuore di quella città che lo ha consacrato come imprenditore di successo. Brera oggi è in pieno rilancio, con l'ampliamento del polo museale nei palazzi limitrofi. Non a caso di parla di Progetto Grande Brera. Sarà il volano culturale della nuova Milano. Ma Statuto è stato protagonista di un'altra grande operazione che ha impresso il segno. L'arrivo a Milano di una icona del lusso mondiale, il gruppo Mandarin. A poca distanza in linea d'aria dal Four Seasons, è stato aperto il Mandarin di Milano, in un distretto immobiliare che ricuce lo spazio urbano tra hotel di lusso, Quadrilatero del fashion e alta finanza. Una grande scommessa, a pochi passi da alberghi storici e progetti sviluppati da grandi griffe globali. Una sfida vinta nonostante i tanti dubbi della vigilia e lo scetticismo di molti. Così il Mandarin è esempio di stile e al tempo stesso tempi di cucina e wellness, con un ristorante che ha sedotto a prima vista gli ispettori Michelin. E le sorprese non mancheranno. Statuto lavora in silenzio e poi cala le carte in modo da stoppare a modo suo la partita. E se facciamo i conti, l'Italia del turismo è certamente in debito con questo immobiliarista che ha creduto nei valori del lusso e della distintività nel momento in cui da tante parti si propugnava un modello a base di turismo di massa e low cost. E soprattutto Milano ha portuto fare un grande salto di qualità come destinazione turistica proprio grazie ai suoi progetti.

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