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2020

Tour tra enogastronomia e grande ospitalità a Bormio

In questo periodo, in attesa che la situazione si normalizzi, vi accompagniamo in viaggio a Bormio tra i panorami e i sapori da favola dell’Alta Valtellina

enogastronomia e grande ospitalità a Bormio_1 enogastronomia e grande ospitalità a Bormio_2

Anche il sogno è realtà, perché ci permette di vivere e di agire, di mettere a frutto esperienze e idee, ci permette di passare dalle parole ai fatti. Se per poter sognare occorre affrontare la realtà, per governare la realtà bisogna poter sognare. E noi, in questo periodo dove il sogno ha fatto la parte del leone nella nostra esistenza, vi accompagniamo in un viaggio fantastico tra enogastronomia e grande ospitalità a Bormio.

Cittadina antica, che ha legato il suo nome a quello di aristocratici, pellegrini, sportivi e grandi vini

Bormio deve il suo fascino oltre che alla neve delle sue montagne agli scenari incontaminati che si possono godere in silenzio e solitudine. Ma Bormio è anche il piacere assoluto di un bagno nelle acque calde termali e la delizia della sua gastronomia unica, basata su ingredienti semplici, ma di grandissima qualità.

Le terme di Plinio e Leonardo e il Grand Hotel della Belle Epoque

Arrivare ai Bagni Vecchi al tramonto è un’emozione indimenticabile. Dopo una serie di morbidi tornanti che portano verso il Passo dello Stelvio, si raggiunge l’antico luogo di ristoro per viandanti e pellegrini, fondato, fin dall’epoca di Plinio il Vecchio, su preziose e benefiche sorgenti d’acqua termale. Che siano le acque a guarire e confortare è noto e scientificamente provato, ma di certo non si può sottovalutare il potere taumaturgico della vista indescrivibile che si gode da questa terrazza naturale affacciata sulla Conca di Bormio e la Valdisotto: l’edificio dell’hotel, costruito nel 1826, e le antiche terme romane, medievali e imperiali restano arroccate sul pendio scosceso e guardano alla valle aperta e suggestiva, e al cielo tinto di rosso, di rosa e di viola mentre il sole sparisce dietro le montagne.

Arrivare qui di sera è anche il modo migliore per incontrare subito uno dei protagonisti di questo angolo di paradiso: la buona tavola di questo affascinante 4 stelle decorato in stile Liberty, già si sentono i profumi che vengono dalla cucina dell’Antica Osteria Belvedere, piccolo e delizioso regno della tradizione valtellinese. Sui tavolini di fronte alle finestre, che guardano alla stessa indimenticabile vista, passano gli immancabili pizzoccheri con verze, patate bollite, formaggio Valtellina Casera e burro, e piatti invitanti di carni profumate al ginepro o accompagnate dalla polenta. Qui anche la carta dei vini è quasi strettamente valtellinese. E, in effetti, gli eccellenti Valtellina Superiore Inferno, Sassella e Grumello, solo per citarne alcuni, non fanno rimpiangere altre scelte enologiche e se la cavano benissimo ad accompagnare i sapori intensi di queste valli.

Pochi anni dopo l’apertura del Passo dello Stelvio e la costruzione dell’albergo Bagni Vecchi, nel 1835, venne costruito, qualche chilometro più in giù verso il paese, il Grand Hotel Bagni Nuovi, un 5 stelle immerso nell’antica atmosfera della Belle Epoque e nelle vasche che compongono il magnifico percorso termale, tra le sale interne e la terrazza verde del parco, affacciata sulla valle. Anche il Grand Hotel propone ai suoi ospiti, nello storico e bellissimo Salone dei Balli, una cucina legata alla tradizione locale e regionale, rivisitata in chiave contemporanea, sia negli accostamenti sia nella presentazione.

Delizie della tavola

Dopo una giornata in città con quella stanchezza piacevole e gratificante sulle spalle e sulla pelle, l’olfatto e il gusto si scoprono come amplificati e il piacere per la buona cucina sprigiona sensazioni di ristoro e soddisfazione ancor più intense che in altri momenti e in altri contesti. L’attività fisica e la pienezza della vita a due o tremila metri fanno sì che ci si possa concedere senza sensi di colpa qualche “eccesso” gastronomico. Perché di certo la cucina Valtellinese, deliziosa e di grande qualità, non è una cucina leggera. Il burro la fa da padrone. Quello vero, ricavato dal latte delle mucche che in primavera e in estate seguono ancora i ritmi etici e salutari della transumanza. E poi i formaggi, profumati e importanti, tanto da diventare protagonisti dei piatti al pari della selvaggina e della pasta fresca. Il tutto accompagnato da vini eccellenti, ottenuti dalle viti coltivate sugli antichi terrazzamenti coi muretti a secco.

Dove mangiare bene in città

In centro come sulle cime più alte che circondano la Conca di Bormio, sono molte le occasioni per mangiare bene. In centro paese un nome su tutti, il Ristorante Al Filò, ricavato in un edificio storico del XVII secolo, in quelle che un tempo erano le antiche stalle e l’antico fienile. Si cena sotto le volte in pietra e si gustano, oltre ai buonissimi pizzoccheri, anche gli sciatt più buoni e asciutti della Valdidentro e la tipica “grigliata bastonata” con carne di cervo, maiale e manzo, arrotolata su un bastone, tutto opera del bravo e simpatico chef Max Tusetti e tutto con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Per una degustazione informale o per gli acquisti dei buongustai, l’indirizzo giusto è la Latteria sociale di Bormio - Gusto Valtellina: qui, sotto le volte a crociera di un altro edificio storico del centro, si trova una selezione di formaggi da far innamorare gli appassionati del genere. Direttamente dagli alpeggi e dalla lunga tradizione casearia di queste montagne, nella grande vetrina del bancone sono esposte le forme di Bitto, presidio Slow Food, stagionato fino a 4 anni, il Casera, il Gran Zebrù, lo Stelvio, tutte Dop valtellinesi, e ancora il Damona al pepe nero, lo Scimudin e persino il Bastardissimo, solo per citare alcuni dei formaggi della Valtellina. Ma la selezione del patron Enrico Fattor, optometrista con una grande passione per i formaggi e la gastronomia, spazia anche su altre valli e altre regioni, con una scelta ragionata e orientata all’eccellenza e alla qualità.

A pranzo, invece, ci si ferma a mangiare nei rifugi. E anche qui ci sono indirizzi che sanno rendere il momento del pasto un’esperienza gastronomica indimenticabile. A Bormio 2000 c’è il Chiosco da Michele, ottimi taglieri, pizzoccheri, polenta e spezzatino, serve solo un po’ di pazienza perché non accettano prenotazioni; oppure il Ristoro Laghetti, con pasta fresca fatta in casa, bresaola e salumi tipici di qualità, oltre ai formaggi, naturalmente. Su a Bormio 3000 c’è l’Heaven 3000 che, oltre al buon cibo tipico, zuppe, pizzoccheri e dolci in particolare, offre una vista mozzafiato sulle montagne. Vale la pena in particolare prendere un tavolo vicino alla vetrata o, meglio ancora, salire le scale che portano alla terrazza sul tetto e godere della magia di un panorama a 360 gradi. Se si vuole davvero abbinare il panorama all’eccellenza gastronomica, allora vale la pena spostarsi nella vicinissima Valfurva e raggiungere in auto il Rifugio Forni. Qui, tra gli gnocchetti di castagne allo speck, i ravioli di farina di segale alle verdure, le braciole di cervo al timo selvatico e i deliziosi dolci, si scoprono sapori inediti valtellinesi, di fronte allo spettacolo incontaminato delle montagne.

I piatti e prodotti tipici

Pizzoccheri alla valtellinese: tagliatelle di grano saraceno, con verze, patate bollite e formaggio casera, condite con burro e aglio.

Sciatt: frittelle di farina di grano saraceno e grappa, ripiene di formaggio casera filante, servite su un letto di cicoria.

Bresaola della Valtellina IGP: salume tipico prodotto secondo tradizioni antiche dalla carne di manzo, privata del grasso, salata e stagionata.

Scimudin: formaggio dolce e cremoso, di brevissima stagionatura, in origine da latte di capra, oggi quasi esclusivamente prodotto da latte vaccino.

Amaro Braulio: liquore che nasce a Bormio 140 anni fa, nella farmacia del dottor Giuseppe Peloni, oggi un bel negozio di decorazioni sulla centrale via Roma. Si possono visitare le storiche cantine e naturalmente si può gustare il suo inconfondibile aroma derivato da 13 erbe e piante officinali della Valtellina.

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