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2020

Grado, isola del Sole

Tra le più belle cittadine marittime italiane per fascino e storia, e poco inflazionata turisticamente, Grado è una destinazione capace di regalare un’esperienza di viaggio indimenticabile

Grado, isola del Sole_1

La brezza marina e il vento borino che soffia dal Carso durante la bella stagione spazzano via dal cielo di Grado nebbie e foschie, regalando splendore e cieli azzurri alle sue spiagge di sabbia soffice e finissima esposte a Sud, alla sua affascinante laguna e alle preziose testimonianze artistiche del suo passato. Così l’Isola del Sole del Friuli Venezia Giulia, baciata da una luce tersa, dall’aria limpida e da un mare tra i più puliti d’Italia, ospita una delle cittadine marittime italiane più ricche di fascino e storia, una destinazione poco inflazionata, capace di regalare un’esperienza di viaggio completa e indimenticabile.

Non stiamo certo parlando di una meta recente, infatti pare che già nel XIX secolo la buona borghesia e la nobiltà asburgica la sceglievano come meta privilegiata delle loro lunghe villeggiature glamour, attratti dal romantico paesaggio lagunare, dalla sua lunga spiaggia dorata bagnata dal mare tranquillo, dalle proprietà benefiche e terapeutiche della sua sabbia e dalla tranquilla bellezza del suo centro storico. Da allora Grado ha mantenuto questa vocazione di eleganza e calma, lontana dal clamore del turismo di massa e orgogliosa di una qualità della vita da difendere e valorizzare anche in alta stagione.

I gioielli architettonici del centro storico

Così nelle piazzette e nelle viuzze del centro di Gravo Vecio (la città antica all’interno del perimetro del castrum) si respira ancora oggi la storia. Rimasto pressoché inalterato nel tempo, è un pittoresco labirinto di calli e campielli, con architetture tradizionali, muri di pietra e mattoni, piccole finestre, strette scalinate esterne, ballatoi (balaor) e caratteristici comignoli (fugher). L’isola maggiore della laguna più a Nord dell’Alto Adriatico regala suggestioni inaspettate, con i suoi antichi gioielli architettonici perfettamente conservati: la Basilica di Santa Eufemia (il Duomo), l’elegante Battistero e la Basilica di Santa Maria delle Grazie. Risalgono tutti e tre al periodo di massimo sviluppo di Grado, intorno al V e VI secolo d.C. quando i cittadini della vicina Aquileia (la città romana che è oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO) si rifugiarono sull’isola per sfuggire alle orde devastatrici prima dei visigoti di Alarico (nel 401), poi a quelle degli Unni guidati da Attila (nel 452 d.C.) e, un centinaio d’anni dopo, ancora a quelle dei Longobardi.

Sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, Grado ritornò a essere un paese di pescatori, ma conservò le preziose testimonianze di quell’epoca di splendore. In particolare, la Basilica di Santa Eufemia, con l’ambone romano, la grande pala veneziana trecentesca in argento, il mirabile mosaico pavimentale e l’abside con l’affresco gotico del Cristo in gloria. Accanto alla Basilica si trova il campanile medioevale con il colossale angelo segnavento (l’anzolo), alto quasi tre metri, dono veneziano e simbolo di tutta la comunità di Grado.

La città moderna e il lungomare

Alle spalle del centro storico si trova la spiaggia più occidentale dell’isola, chiamata Costa Azzurra, mentre camminando verso il lungomare si incontrano prima la città moderna, con i suoi eleganti palazzi (alcuni dei quali progettati dai più valenti architetti del Novecento), i moderni impianti turistici e la vista spettacolare verso tutta la riviera di Trieste e la costa dell’Istria, e poi la spiaggia principale di Grado, il suo vero fiore all’occhiello balneare: oltre tre chilometri di spiaggia di sabbia finissima interamente rivolta verso Sud e, dunque, costantemente soleggiata, record nazionale per pulizia dell’arenile, qualità dell’acqua e livello di servizi offerti, come testimoniano i 30 anni consecutivi di Bandiere Blu.

L’incantevole Laguna

Sull’altro lato dell’isola si estende l’incanto quieto della laguna. Qui si apre lo scenario naturale che ha conquistato Pirandello e Pasolini, che ha dato conforto a Sigmund Freud e a Maria Callas e ha ispirato i poeti Ippolito Nievo e Biagio Marin. Oltre 16.000 ettari di terra e di mare, un paesaggio unico, incontaminato, che si estende apparentemente immobile per oltre per 32 chilometri, fra le foci dell’Isonzo e quelle del Tagliamento, punteggiato da un centinaio di isolotti, detti mote, in diversi casi abitati con i caratteristici casoni, le tradizionali abitazioni dei pescatori.

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