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31
2020

Storie di Archeologia Alberghiera Milanese

Una città in continuo cambiamento come Milano fa dell'ospitalità uno dei suoi punti fermi sin dalle origini. Ma se le nuove aperture sono ormai all'ordine del giorno quali sono gli alberghi che affollano i ricordi dei Milanesi?

Storie di Archeologia Alberghiera Milanese_1

Se la Cina si aggiudica il primato industriale di riuscire a costruire un albergo in soli 365 giorni, Milano può vantare l'inaugurazione di un nuovo hotel ogni 100 giorni!

Ma se questo ha indubbiamenti connotazioni positive, come il fatto che una rinnovata e ammodernata offerta ricettiva alimenta una qualificata e più ricca domanda di soggiorno, è altrettanto indiscutibile che ci stiamo lasciando qualcosa alle spalle.

La fortuna di poter essere testimoni di questa crescita, dei nuovi trend di design, delle nuove visioni imprenditoriali, è data proprio dall'essere consapevoli della storia che ha preceduto questi cambiamenti di quel qualcosa che ha contribuito alla storia dell'ospitalità milanese o ne è stato testimone in passaggi cruciali. Testimonianze di imprese che, al termine di inevitabili cicli e ricicli gestionali, si sono perse, o spente, lasciando poche tracce che oggi è interessante e utile andare a recuperare; come fossimo diventati romantici archeologi alberghieri! Recuperiamo qualche cenno di storia, allora tra alcuni degli alberghi che affollano i ricordi dei Milanesi tra i quali l’Hotel Regina, l’Hotel Francia Europa, l’Hotel Marino Scala, il Grand Hotel Duomo, Il Grand Hotel Plaza, l’Hotel Executive, l’Hotel Casa Svizzera.

L’Hotel Regina, soprannominato “Hotel Gestapo

Negli anni’30 l’ospitalità milanese si articolava sostanzialmente in due poli ricettivi; in prossimità della stazione ferroviaria, che nel 1935 aveva visto l’inaugurazione dell’attuale Stazione Centrale, e che quindi come zona prossimale raccoglieva il viaggiatore che in stragrande maggioranza arrivava via treno; e nel Centro Storico che, per ragioni di prestigio e vicinanza ai principali siti monumentali e ai cosiddetti Palazzi del Potere, accoglieva il viaggiatore più altolocato.

Siamo alle spalle della Galleria Vittorio Emanuele a pochi metri da Piazza del Duomo, nel palazzo a fianco dell’attuale Park Hotel Hyatt. L’Hotel Regina, pur essendo un albergo di prima categoria, non sarebbe mai passato alla storia della città per i suoi arredi o per il suo ristorante, quanto piuttosto per aver fatto da palcoscenico ed essere stato testimone degli avvenimenti più luttuosi e drammatici del biennio 1943-1945. Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Milano era la città in cui il fascismo aveva mosso i primi passi, e fu proprio all’Hotel Regina che venne istituito il quartiere generale nazista dalle SS per via della sua vicinanza con alcune delle strutture più importanti come l’Arcivescovado, la Prefettura ma soprattutto dal Palazzo di Via Rovello, allora trasformato in un luogo di detenzione, torture e delitti a opera della Legione fascista Ettore Muti. Anche l’Hotel Regina, da parte delle SS,  fu teatro per 20 mesi di efferate azione, e come recita la lapide affissa sul palazzo “vi furono reclusi, torturati, assassinati e avviati ai campi di concentramento antifascisti, resistenti esseri umani di cui il fascismo e il nazismo avevano deciso il sistematico annientamento”.

I Milanesi iniziarono a chiamarlo Hotel Gestapo, e il solo evocarlo, anche a guerra finita, generava brividi di orrore e ricordi luttuosi. Probabilmente questa nefasta nomea contribuì non poco alla sua chiusura definitiva. Il Palazzo che, come documentato in un famoso video dell’epoca, aveva visto uscire il 25 aprile 1945 le SS perfettamente inquadrate mentre lasciavano la città di Milano consegnadola ai partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale, è oggi la sede della Bank of China.

L’Hotel Marino alla Scala in Piazza Della Scala

Se da sempre il “Grand Hotel et de Milan”, godeva della meritata fama di essere stato l’albergo prediletto da Giuseppe Verdi, diventando così l’albergo di riferimento per chi frequentava il Teatro alla Scala, l’Hotel Marino alla Scala (dai milanesi chiamato Marino Scala), situato nel palazzo adiacente proprio al famoso Teatro, si vantava di essere, di converso, l’Hotel scelto dai veri appassionati, dai melomani appunto, o comunque da quella variegata e ricca borghesia Lombarda che utilizzava la prossimità del Marino Scala al Teatro  per “non sporcarsi le scarpe”. I palazzi infatti, erano così adiacenti che si poteva passare dalla Hall dell’Hotel al Foyer del Teatro senza mettere a repentaglio scarpe laccate, smoking o frac ed eleganti vestiti lunghi delle Signore.

La denominazione dell’Albergo riprendeva anche la suntuosa vista di Piazza della Scala verso Palazzo Marino, realizzato nel 1558 e commissionato da un ricchissimo banchiere genovese Tommaso Marino che, poi, ne fece dono di nozze alla giovane moglie. Ne aveva ben donde, avendo, all’epoca del matrimonio, la venerabile età di  71 anni… In realtà andò che il Marino ebbe il tempo di sperperare in città tutta la sua fortuna per passare a miglior vita a ben 97 anni! E qui un’altra chiosa: la celebre Monaca di Monza non era nient’altro che sua nipote Marianna Levya, che ricevette, come lascito, una porzione del palazzo, oggi sede del Comune di Milano. Insomma il Marino Scala ha sempre goduto di uno status prestigioso e di un riconoscimento particolare, al punto che, ancora oggi, qualche anziano taxista ama ricordare che i clienti  più munifici erano quelli che si portavano al Marino Scala.

L’albergo cessò la sua attività negli anni ’80 ma, forte della memoria e del prestigio che ancora godeva trent’anni dopo, cercai personalmente di acquistarne il marchio per utilizzarlo come denominazione di un albergo che avrei aperto e diretto a poca distanza dal Teatro alla Scala. Scoprii che il marchio era stato comprato e depositato dalla Famiglia Trussardi, che aveva acquistato il palazzo anni addietro occupandone a favore della Maison di Moda il piano terra; e destinando il primo piano al famoso ristorante stellato.

Si ipotizzano un utilizzo del prestigioso il logo a favore del futuro albergo che avrebbe occupato i restanti piani del palazzo. 

Grand Hotel Plaza

Edificato in pieno razionalismo Italiano, nel 1938, sulle rovine di uno storico quartiere milanese, il Bottonuto, l’Hotel Plaza, poi diventato “Grand”.

Godeva di una posizione invidiabile, vista la vicinanza con la Cattedrale Milanese e, non a caso, il claim di allora recitava che dal suo tetto si sarebbe potuta toccare la statua della Madonnina. Il Grand visse una lunga stagione di  successi fino a quando la sua fama venne accostata a fatti di cronaca che ne determinarono il declino e la chiusura. Qui, fra marmi e broccati, si radunavano, fin dagli anni ’80, i mafiosi del mandato di Santa Maria del Gesù. Stefano Bontate, per intendersi, rappresentato a Milano da Vittorio Mangano, portato dalla Sicilia ad Arcore da Marcello Dell’Utri. Erano i suoi uomini, che, ogni venerdì, all’Hotel Plaza, trattavano partite di morfina pura, grazie alla compiacenza dell’allora proprietario, Antonio Virgilio, che non ne registrava la presenza. Grazie a questa complicità, l’Hotel rappresentava il salotto sicuro e presentabile per gli affari mafiosi. Era il 1983 quando l’operazione San Valentino svelò per la prima volta il contributo dato dai cosiddetti colletti bianchi al riciclaggio dei proventi illeciti; e il proprietario fu arrestato proprio sul tetto del Plaza mentre tentava di fuggire durante il blitz del 14 febbraio 1983.

Seguirono poi altri due decenni di gestione con alti e bassi imprenditoriali ma sempre nella disponibilità della famiglia originaria; fino ad un famoso e inaspettato foglio in formato A4 appeso all’ingresso dell’Hotel dove campeggiava la scritta “Albergo Chiuso”. Insomma, 70 anni di storia conclusi da un pennarello nero.      

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