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2020

Turismo: serve una visione per il restart

Ripartire dall’evidenza del reale e individuare una direzione chiara verso cui andare con responsabilità e nuove idee. La ripresa del turismo in Italia passa da qui

La ripresa_1

Andremo in vacanza. Però non subito e lo faremo con uno spirito un po' anni Sessanta. In auto, meglio se in posti isolati e con tanto verde. Perché possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma in questi due mesi il mondo è cambiato e siamo cambiati anche noi. Riscopriremo la montagna, la campagna e le camminate, il turismo lento e probabilmente riapriremo la casa delle vacanze nella quale andavamo da piccoli, coi nostri genitori. Ne riassaporeremo gli odori e i ricordi. Sempre che il Governo ce lo lasci fare, perché per il momento le seconde case sono congelate, un po' come tutto, in questo Paese che ha voglia di ripartire, ma che in definitiva non sa dove andare. 

Voli: una domanda ridotta del 35%

La ripresa del turismo in Italia ci sarà. Ma, per tornare a viaggiare, dobbiamo essere liberi. E finché non si troverà un vaccino per questo virus che ha cambiato le nostre vite in maniera profonda, non lo saremo. Il principale problema per il mondo delle vacanze, quella moderna industria che si chiama turismo, insomma, è, come sempre in economia, la domanda. Quest’anno e verosimilmente anche il prossimo sarà molto ridotta. Perché? Perché i voli saranno gli ultimi a ripartire (il che comporta un meno 35% della domanda, stando ai dati consolidati, infatti, a tutto il 2019 erano 3,5 su 10 i turisti stranieri in Italia), perché occorrerà comunicare ai cittadini, e quindi ai turisti, sicurezza. E’ questo ciò che è mancato nella comunicazione istituzionale italiana fino ad ora.

Pandemia e viaggio, due parole antitetiche

Occorreva e occorre partire dall’agghiacciante evidenza del reale: il Coronavirus è grande tre volte il virus dell’Hiv, ha una membrana esterna aggredibile con acqua e sapone, ma siccome nessuno nel mondo ha gli anticorpi per questo piccolo grande mutante, sono morte un sacco di persone, tante, troppe, e molte altre si sono ammalate, molte più di quello che i dati ufficiali dicono, in Italia e nel mondo. Pandemia e viaggio sono due parole antitetiche. Occorre ripartire da qui. Dall’evidenza del reale, per poi rassicurare tutti, anche noi stessi, sul fatto che la direzione della storia è una sola e che quindi la ripartenza è necessaria.

Ma per ripartire occorre sapere dove andare. Ecco qui il secondo grande vulnus della comunicazione istituzionale italiana: manca una visione. Una qualsiasi sarebbe stata comunque meglio di nessuna visione. Sulla società, sulle donne, gli uomini, i bambini, le bambine, sulla scuola, i tribunali, la vita ordinaria e quella straordinaria, quindi anche sulla vacanza.

Viaggi e Turismo: un settore che rappresenta il 13,2% del Pil

E veniamo al turismo: è evidente che in questo contesto di grande incertezza, anche se tutti abbiamo voglia di andare in vacanza, cioè di prenderci del tempo per riposarci e per stare bene, in realtà nessuno di noi sa come e quando potrà farlo. Presto. La risposta è questa. E’ la stessa che vorrebbero anche gli imprenditori del settore. Un settore, quello di viaggio e turismo, che rappresenta il 13,2% (il che tradotto in moneta sonante significa 232 mila milioni di euro) e che dà lavoro, compreso l’indotto, a 3 milioni e 500 mila addetti (pari al 14,9% della forza lavoro italiana), di cui l’80% impiegato nelle aziende ricettive.

Ancora troppe incognite

In Italia sono 5 milioni i posti letto attuali. Sono troppi, sono pochi? Ci sarà ancora spazio per tutti? Nessuno ha la bacchetta magica o la sfera di cristallo, quindi fare stime numeriche è davvero difficile, perché le variabili e le incognite sono ancora tante, troppe. La prima, per il mondo ricettivo, è quella della responsabilità. Che cosa potrebbe accadere se un turista si dovesse ammalare in una struttura ricettiva? Di chi sarebbe la responsabilità, e quell’hotel verrebbe chiuso, isolato, messo in quarantena? E’ evidente che gli hotel non possono diventare ospedali e che questo è il primo punto che il Governo dovrà chiarire, si spera in tempi rapidi.

Si fa impresa solo investendo

Definito questo aspetto, si potrà parlare di protocolli di sanificazione, sapendo che da questo punto di vista gli hotel italiani hanno già fatto un grande lavoro e che quindi sono sicuramente avvantaggiati nella risoluzione dei problemi tecnici. Ma è chiaro che, anche in questo caso, servono idee e protocolli applicabili per tempo. Con quali soldi? Perché questo è l’altro vero tema per un imprenditore: prevedere per tempo i costi, compresi quelli nuovi, come presidi sanitari per la tutela del personale e dei clienti e strumenti di sanificazione, ma anche capire come coprire i costi fissi. Se la domanda, come è prevedibile, dovesse contrarsi di molto (ipotizziamo di almeno il 50%), l’impresa dovrebbe elaborare un business plan che tenga conto di queste nuove condizioni e naturalmente anche di incentivi e denaro, possibilmente a fondo perduto, per far fronte a mancati incassi e aumentati costi. Non pensi però il Governo che sia possibile fare impresa facendo solo nuovi debiti (è questa la strada che per ora ha indicato ad imprenditori e cittadini), perché sappiamo bene tutti che si fa impresa investendo. In sintesi, anche al settore turistico, come a tutti gli altri, servono sussidi, non solo crediti.

Liquidità, fiducia e fantasia: la ricetta per uscire dalla crisi

Bene i voucher i buoni vacanza, ma non bastano a rilanciare un settore strategico, perché i problemi per tutti - cittadini, impresa, Stato - sono la liquidità e la fiducia. Senza la prima non può esserci la seconda e senza la seconda non può ripartire la prima. E’ un cane se si morde la coda e lo sappiamo. Come uscire allora dal paradosso? Con creatività. Confido molto nella creatività degli imprenditori italiani. D’altra parte, se il made in Italy è famoso nel mondo, lo si deve soprattutto alla fantasia e alla cultura degli italiani. Fantasia e cultura saranno fondamentali anche per la ripresa del turismo in Italia.

Le precondizioni per una comunicazione efficace

Veniamo poi alla comunicazione. Mai come ora è strategica. Ma la comunicazione funziona solo se è integrata e se viene fatta nei modi e nei tempi giusti. Non si pensi, maldestramente, che basti un po' di belletto sopra le cicatrici. Si stanno moltiplicando le campagne social degli enti locali per il turismo, dei comuni, persino dei singoli. Niente di meno efficace e di più sbagliato. Il profumo, anche il migliore e il più costoso del mondo, ha senso su un corpo ben lavato con acqua e sapone, altrimenti perde ogni sua efficacia. Questo è certamente il tempo della comunicazione, del marketing e del digitale, ma occorre che tutte le precondizioni - libertà di movimento, domanda (data dalla rinnovata libertà di movimento e della fiducia), prodotto -, siano, se non pronte, almeno in corsa verso la ripartenza. A questo serve una visione, meglio se strategica. Se è chiaro dove stiamo andando, allora diventa più facile mettere a punto il percorso, le regole, i budget di spesa e magari, lungo il percorso - ricordate la fantasia e la creatività del made in Italy? - si può perfino tornare a cantare, a divertirsi e a godersi il panorama, proprio come negli anni Sessanta, con audacia e con coraggio.

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