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2019

Venezia, via la maschera!

Master Meeting vuole dedicare un messaggio, un sentimento di solidarietà, speranza e incoraggiamento a tutti i veneziani 

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Master Meeting vuole dedicare un messaggio, un sentimento di solidarietà, speranza e incoraggiamento a tutti i Veneziani e, in particolare, agli abitanti delle isole della Laguna: privati, residenti e non, proprietari di abitazioni, istituzioni, aziende e strutture ricettive che, dal 12 al 18 novembre, hanno visto letteralmente affondare Venezia, sotto maree o meglio “alluvioni”, frutto di cambiamenti climatici e di politiche non avvedute.

Era dal 1862 che non accadeva un fenomeno così devastante e non era mai accaduto che attorno a Venezia non si creasse solidarietà, apprensione, nazionale e internazionale. L’acqua alta, con la quale i Veneziani convivono da sempre e che i turisti condividono come un fenomeno “tipico”, un’esperienza curiosa da vivere a Venezia, non ha nulla a che vedere con quello che è successo.

La trepidazione per Venezia è stata ed è ancora grande, e la conta dei danni si quantificherà in una cima astronomica. E’ semplicemente vergognoso come certi haters, personaggi comuni  e  della politica, abbiano potuto sostenere che Venezia e i Veneziani, con “tutte le arie che si danno” devono ora arrangiarsi, perché sono colpevoli oltre che di volere l’autonomia regionale anche di accidia, per non essersi preoccupati come avrebbero dovuto del MOSE (opera statale, non comunale), come fosse colpa dei Veneziani che le famigerate dighe mobili abbiano fatto da bancomat a chi ha ampiamente approfittato di questo “strumento” che avrebbe dovuto salvare Venezia.

Quindi ben le sta. Questo atteggiamento indegno verso Venezia, è il segno di un imbarbarimento culturale, etico, morale e civile. Anche se, storicamente, forse, una spiegazione c’é: Venezia era chiamata “La Dominante” perché Repubblica  oligarchica, aristocratica, con a capo un Doge eletto da un Consiglio di nobili; faceva leggiper mantenere, a volte anche molto duramente, il dominio sulla terraferma, da Mestre a tutti i suoi possedimenti. Si dimentica, però, che Venezia è stata la Regina del Mare, che ha costruito e messo insieme un tesoro artistico patrimonio dell’Umanità, che ha deviato fiumi, difeso la cristianità dai barbari e dalle invasioni turche, che ha amministrato una giustizia che non risparmiava né nobili né poveretti, e che, comunque - pochi lo sanno - garantiva democraticamente 6 litri di acqua pulita quasi potabile al giorno per  famiglia, acqua che si poteva attingere da quelli che noi chiamiamo pozzi (con tanto di vera da pozzo) ma che in realtà erano elaborate cisterne.

A cosa è paragonabile Venezia? A niente. E’ unica, oggi diciamo che è un Museo a cielo aperto, dimenticando che è una città abitata dalla sua fondazione e che certamente, non deve essere il soggetto da punire, devono essere perseguiti semmai  coloro che avrebbero dovuto averne cura e che l’hanno trasformata invece, in una fragile  addirittura a volte indecorosa  realtà.

La scrivente ha vissuto la tragedia del 1966 perché studiava all’Università Ca’ Foscari: l’Arno allagò Firenze,a Venezia ci fu l’“Acqua Granda”.

Sono trascorsi 53 anni da allora, e la fiera Pellestrina, che quella volta vide travolgere i Murazzi, le storiche difese costruite dalla Serenissima, anche in questa recente alluvione è stata la prima a farne le spese. Pellestrina è una lingua di terra e sabbia, ha le case colorate, i suoi abitanti sono fieri Pellestrinotti, che vivono di pesca, di piccolo commercio, di visite di turisti in cerca ditranquillità e di un’altra Venezia. Si mangia ottimo pesce, si arriva solo in vaporetto, o col FerryBoat dal Lido o in barca, e ci sono, stranamente, alcune  auto, parcheggiate di fianco a qualche casa, arrivate col FerryBoat.

Anche a Murano, Burano,Torcello, la marea eccezionale non ha risparmiato le case, le chiese, le attività commerciali e turistiche. Stiamo parlando di fornaci del vetro, di monumenti storici, come la Basilica di Torcello, il suo Museo, il trono di Attila.

Per favore stoppiamo tutto, non serve a nulla parlare del Mose; da qui a quando il Mose verrà inaugurato, se mai verrà inaugurato, passeranno due anni… E Venezia non deve affondare. Ha gettato la maschera della sua fragilità, tutti lo sappiamo. Coprirà il rossore della vergogna dietro un ventaglio di pizzo di Burano, ma ormai lo sappiamo tutti. Ha bisogno di tutto.

La Regina è nuda, dall’epoca del Patriarca di Venezia, Giovanni Roncalli, eletto al soglio come Giovanni XXIII, i suoi abitanti sono passati da 140.000 a 40.000. Tra un po’ la specie veneziana si estinguerà. Si può fare qualcosa? Certo leggere, come  antidoto il fumetto di Corto Maltese o guardare film come BladeRunner e augurarsi che Venezia non diventi una città spettrale da fumetto, ma che, piuttosto, cominci a vivere, che ci siano famiglie residenti che portino i bambini a mangiare il gelato alle Zattere, pazienza se poi non sanno andare in bici, impareranno e arriveranno anche a prendere, oltre alla patente nautica, anche quella di guida automobilistica.

Noi di Master Meeting vogliamo rivolgere, ai lettori, un appello accorato: Buyers, Operatori, Pco, Meeting Planner, Event Manager, Formatori, Weddingplanner, scegliete Venezia per il prossimo evento. Proprio come la Fenice, anzi il Gran Teatro La Fenice prima bruciato e adesso allagato, Venezia risorgerà dalle sue ceneri e il Natale, Il Concerto di Capodanno, il Carnevale, la Pasqua, la Biennale ci saranno…

Il nostro giornale c’è e vi sostiene. Amiamo Venezia, i Veneziani e i Veneti! Coraggio, quindi, e amiamoci, non badiamo agli odiatori di professione e, quando una loro parola di odio ci arriva, cacciamola via come un insetto molesto.

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di Luciana Sidari

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