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Gustando la Puglia imperiale

Da Andria a Barletta, Minervino Murge e Trani, un viaggio tra castelli, cattedrali e paesaggi lunari suggestivi, come quelli dell’Alta Murgia, ma anche tra antichi mestieri e sapori genuini
 

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Castelli e cattedrali che dominano paesaggi di incredibile bellezza ma anche città che custodiscono tesori d’arte antica. Testimonianze di un passato glorioso. È la Puglia imperiale: quella che trova la sua massima espressione nel magico ottagono di pietra, Castel Del Monte, che spicca per la sua imponenza fra le campagne di Andria e dalle cui bifore e trifore si gode di un paesaggio che arriva fino al Gargano. Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1996, il maniero fu voluto da Federico II che, innamorato dell’Italia, elesse la propria residenza ufficiale in Puglia facendo erigere, a Foggia, il Palazzo Imperiale. Uomo illuminato, ha lasciato una grande eredità alla popolazione che risente, ancor oggi, di quella cultura federiciana aperta e tollerante, spirituale e gioviale. Durante la dominazione normanna e sveva si assiste a un rafforzamento del sistema militare e difensivo che vede, proprio nei castelli, i capisaldi della sua organizzazione: oltre a Castel del Monte ne sono splendidi esempi quelli di Barletta e Trani, Minervino e Canosa, e la rocca del Garagnone; non solo fortificazioni, ma anche alcune tra le più belle cattedrali di stile romanico-pugliese si trovano in questi luoghi; costruite tutte fra l’XI e il XIII secolo, sorgono spesso su cripte più antiche e sfoggiano pregiate decorazioni nei rosoni e portali oltre a preziosi affreschi e mosaici.

Delizia per occhi e palato

Il nostro tour inizia da Andria, dalla Porta di S. Andrea, dove Federico II con la sua corte fu accolto dal patriziato andriese che gli giurò fedeltà durante le note ribellioni relative alla VI Crociata, come si evince dall’iscrizione incisa nel 1230: Andria fidelis nostris affixa medullis. In questa città, nel 1228, Federico annunciava la nascita del secondogenito Corrado; sempre qui, nella cripta della maestosa Cattedrale S. Maria Assunta (XII-XV sec.) sono conservate le spoglie di due delle sue mogli: le imperatrici Iolanda di Brienne, morta sedicenne dopo aver dato alla luce Corrado, e Isabella d’Inghilterra, morta di parto a Foggia. E ci piace perderci fra le stradine del centro storico per poi, seguendo il rintocco delle campane, arrivare in piazza Duomo per ammirare la cattedrale d’epoca normanna, ricostruita in stile tardo-gotico (sec. XVXVI) per volontà del duca Francesco II Del Balzo e l’interessante cripta. Distante pochi passi il Palazzo Ducale (XVI sec.), la chiesa e il convento di S. Francesco (XIII sec.) e S. Domenico (XIV sec.). Straordinario il trecentesco portale della chiesa di S. Agostino, costruita dai cavalieri teutonici, suggestiva l’aura basiliana di S. Croce e la Porta Sant’Andrea. Delizia per gli occhi, ma anche per il palato, Andria è pure famosa per i confetti. Risale al 1894 l’antica fabbrica di Giovanni Mucci, nella storica palazzina dalle volte in pietra, trasformata in museo del confetto riconosciuto dal MIBACT bene di interesse culturale: un tuffo nella storia artigianale fra antichi utensili e macchinari per la produzione di confetti, caramelle e cioccolato. Nel 1920 Mucci creò Mandorla Imperial: un confetto realizzato con la famosa mandorla di Andria, la cui evoluzione portò ai famosi Tenerelli. E la ricetta resta segreta. Il percorso museale, supportato da un video, culmina con la boutique dove assaggiare le specialità prodotte. A pochi chilometri dalla città si erge solitario il Castel del Monte, il maniero in cui forse l’imperatore non soggiornò mai, ma dove per le suggestioni simboliche l’immaginario collettivo ne avverte più che altrove la presenza. Andria è sinonimo di latticini di qualità fra i quali spiccano la burrata, le mozzarelle, la ricotta e la giuncata. Provare per credere, prima di proseguire con il nostro tour, con una sosta al Caseificio Montrone.

La città della Disfida

Dopo aver soddisfatto il nostro appetito proseguiamo alla volta di Barletta. La città della famosa sfida del 1503, tra francesi e italiani, ha giocato un importante ruolo nella storia del potere europeo nel Mediterraneo. Rievocato ogni anno con grande sfarzo, l’evento richiama turisti e curiosi che non mancano di ammirare la rappresentazione storica del certame cavalleresco e nella Cantina della Sfida, già antica Taverna del Sole, uno dei musei più visitati della città: l’esposizione di utensili originali dell’epoca. A dare il benvenuto a chi viene dal mare c’è il Castello federiciano: simbolo del potere svevo, rammenta la storica importanza di Barletta: luogo di incoronazioni, di promulgamento di leggi, punto di partenza delle crociate e ponte ideale verso la Terra Santa, sede doganale, avamposto strategico per Federico II e regno incontrastato, poi, di Manfredi. Addentrandoci nel cuore antico della città ci si rende conto che in ogni epoca è stata progettata con ambiziose prospettive. Così, per esempio: il quartiere delle “sette rue”, secondo il modello delle bastides francesi; le profonde e intenzionali visuali prospettiche; pregevoli palazzi all’interno di vere scenografie urbane. E se gli edifici di epoca angioina e aragonese e il misterioso Colosso detto Eraclio, (statua di bronzo alta 5 metri vicino alla chiesa del S. Sepolcro), testimoniano la potenza e la ricchezza della città, le importanti chiese medievali testimoniano la consistenza del presidio religioso: all’epoca delle crociate vi risiedevano ordini monastici e cavallereschi. Tappa obbligatoria insieme alla Cattedrale romanica, la chiesa di Sant’Andrea e la chiesa del Purgatorio (XVIII sec.), Palazzo della Marra (XVI sec.), sede della Pinacoteca Giuseppe De Nittis, per ammirare la collezione del celebre pittore al quale Barletta ha dato i natali nel 1846 e che rappresentò uno dei momenti più alti dell’arte dell’800 in Europa.

Antichi saperi e sapori

Dopo tanto scarpinare, la meritata sosta per il pranzo è a Minervino Murge per gustare i prodotti dell’Alta Murgia, fra i quali il Pallone di Gravina, formaggio di latte crudo vaccino riconosciuto Presidio Slow-Food; il fungo cardoncello, l’agnello, il sasanello (dolce prelibato preparato con vincotto di fichi), i taralli ma anche il buon vino come il Moscato di Trani o il Nero di Troia. Per chi è alla ricerca di originali souvenir il posto giusto è il Laboratorio di Intreccio e Cesteria Rurale di Vincenzo Carlone nel borgo antico Scesciola. Qui, tra il labirinto di viuzze, in un susseguirsi di archi, rampe e case imbiancate a calce, la famiglia Carlone intreccia vimini nella sua bottega, da quattro generazioni. Luigi Carlone alla veneranda età di 95 anni continua nella lavorazione insieme al figlio Vincenzo; molte delle loro creazioni sono richieste come oggetti ornamentali per ville antiche, masserie, agriturismi e ristoranti. E anche qui non poteva mancare il Castello normanno svevo, oggi sede del Comune, per secoli fortezza e palcoscenico di assedi e battaglie come quelle del 1341 e del 1350 tra la famiglia dei Pipino e quella dei Del Balzo. E vi soggiornò il Cavalier Bayard, eroe francese noto come il cavaliere senza macchia, protagonista della guerra tra spagnoli e francesi nei primi anni del cinquecento. Ma furono i Principi Pignatelli, feudatari tra il 1619 e il 1657, che nella prima metà del Seicento lo trasformarono in lussuosa dimora e fu costruito un corridoio interno che collegava il castello alla chiesa di San Francesco.

Le Murge

Quello che oggi è il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, primo parco rurale d’Italia che comprende anche i comuni di Andria, Corato, Minervino e Spinazzola, un tempo è stato teatro di caccia dell’imperatore Federico II che amava dilettarsi in questa nobile arte con il falcone, fra alture aspre e selvagge solcate da lame. Qui, regna sovrano Il falco grillaio e passeggiare tra tratturi, muretti a secco, jazzi e masserie dominate dall’alto dalla Rocca del Garagnone è un vero piacere per gli occhi e per l’anima. La tipica pietra rosea degli antichi palazzi contrasta con l’azzurro del mare, complice quella luce che qui tutto avvolge e rende magico. Siamo a Trani, dove il tratto di lungomare costeggia la scenografia piazza Duomo con la maestosa Cattedrale che ci appare in tutto i suo splendore: una delle immagini più suggestive che resterà impressa nella nostra memoria, così come quelle del borgo antico che svela tutto il fascino del suo quartiere ebraico con le tre sinagoghe, il Castello Svevo che si affaccia sul mare, i palazzi nobiliari che danno sul porto, le antiche chiese e il tribunale. E se Federico II fece di Trani il suo fortificato avamposto marittimo, nel Quattrocento la città fu il più importante centro mercantile del basso Adriatico, giocando un ruolo eminente nella scacchiera regionale dei poteri e dei privilegi per poi diventare, alla fine del Cinquecento, sede della Regia Udienza, e da allora città forense per eccellenza. Da non mancare la visita a Palazzo Lodispoto (XVII sec.) l’anima portante del Polo Museale di Trani. Situato nell’incantevole Piazza Duomo, ospita su quattro livelli il Museo Diocesano, il Museo della macchina da scrivere della Fondazione S.E.C.A. e l’Area Culturale. E affascina quel contrasto fra l’antico – con i pescherecci che al rientro dal mare riempiono il porticciolo di allegria con il vociare dei pescatori intenti alla vendita del pescato – e il nuovo, con gli yacht e le barche a vela che la bella stagione trasforma in un vivace teatro, palcoscenico di feste, sagre, fra bancarelle e concerti. Come, per esempio, il Festival dell’Arte Pirotecnica: tre giorni in cui napoletani, pugliesi e cinesi, si sfidano con gli spettacolari fuochi d’artificio i cui colori si riflettono nelle acque del mare, in una magica atmosfera. Uno spettacolo da godere anche stando comodamente seduti in uno dei tanti locali sul porto o a bordo di un caicco, dove sorseggiare un aperitivo o il famoso Moscato di Trani o gustare specialità di mare come gli spaghetti ai ricci nei ristoranti Gallo o da Acqua e Farina, per citare qualche esempio. Ma la Puglia è anche da sempre terra famosa per la produzione di olio e vino. Una degustazione la suggeriamo alla Cantina Schinosa, non lontano da Trani, dove la famiglia Capece Minutolo produce ottimo olio e vino come il Moscato di Trani, il Nero di Troia e il Primitivo, tutto rigorosamente bio, servito insieme a taralli, focaccia e formaggi.

Per maggiori informazioni sulle strutture in Puglia, consulta le schede della nostra Directory.

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