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2020

Business Travel e coronavirus. L’opinione del prof. Andrea Guizzardi

Il direttore dell’Osservatorio Business Travel ci offre le sue riflessioni per interpretare l’emergenza e ripensare le previsioni 2020

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Lo scorso 18 febbraio al Campus Bovisa di Milano numeri e previsioni dell’Osservatorio Business Travel sono stati presentati a una platea ancora confusa da ciò che stava succedendo. L’ombra del coronavirus era (ancora per tre giorni) una minaccia fisicamente lontana per gli italiani, sebbene toccasse uno dei mercati più importanti per il turismo internazionale. In quella occasione il direttore dell’Osservatorio Andrea Guizzardi invitava ad una maggior cautela nella lettura delle previsioni per il 2020. Ma nel volgere di poche settimane, di fronte alla crisi sanitaria che ci sta travolgendo, abbiamo avuto bisogno di contattare nuovamente e direttamente il prof. Guizzardi, docente di Statistica Economica e membro del Center for Advanced Studies in Tourism (CAST) dell’Università di Bologna, per avere strumenti adeguati a una nuova interpretazione dei risultati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano e del CAST. Dalla sua lucida e razionale osservazione, basata sul confronto quotidiano con gli operatori italiani, abbiamo raccolto caute riflessioni su una situazione in divenire, sui rischi connessi, sulle prospettive e le sfide che attendono il settore.

Intervista ad Andrea Guizzardi

MM. Nelle previsioni per il 2020 riportate nell’Osservatorio si parlava di una congiuntura economica caratterizzata da instabilità politico-economica che portava le attese per il business travel verso un incremento tra l’1,5% e il 2,7%. Come dobbiamo ripensare tutto questo?
Andrea Guizzardi. Le percentuali di cui parla sono il risultato delle interviste condotte a fine dicembre 2019, quando ancora il coronavirus non aveva determinato il blocco di parte dell’economia. In base alle opinioni dei travel manager intervistati le previsioni 2020 erano positive: in particolare il saldo tra ottimisti e pessimisti sulla futura evoluzione della spesa travel era del +13%, per salire al +18% quando si considerano “aree di ottimismo/pessimismo. Questi gli unici dati oggettivi di cui dispongo. Per rispondere alla domanda svesto, dunque, i panni del professore di statistica e parlo delle impressioni che ho avuto interagendo fino a poche ore fa con gli operatori italiani. E devo ammettere che sono estremamente preoccupati. Il problema principale è il fatto di affrontare le cose senza coordinamento né europeo né nazionale. Questo a livello politico, ma poi c’è anche la comunicazione, altrettanto mancante di coerenza, che genera un impatto grave sul turismo. Sto parlando soprattutto nella parte collettiva dei viaggi d’affari, il segmento denominato MICE che da subito ha accusato il colpo. Purtroppo  è il segmento più ricco, a maggior valore aggiunto all’interno del business travel perché necessita di una grande quantità di servizi qancillari di elevata qualità.

MM. Che cosa dobbiamo aspettarci? Come crede reagirà il settore?
A.G. Il segmento business è più resiliente di quello leisure: non si cancella, si rimanda. Mi aspetto una ripresa abbastanza forte, al termine della crisi sanitaria. Se il blocco alle manifestazioni collettive non durerà troppo a lungo sarà possibile riguadagnare il terreno perso (in termini di viaggi) ma recuperare il valore aggiunto perso sarà molto più difficile. Perché tutto questo sta succedendo nei momenti d’oro per il turismo MICE collettivo. Rimandare eventi programmati per marzo o aprile a giugno o luglio non ha lo stesso appeal: è un periodo di turismo leisure dove diminuisce sia la domanda per affari (ferie) sia la disponibilità di posti negli hotel e sui mezzi di trasporto. E di andare in autunno ovviamente non si parla perché la stagione è già opzionata per altri eventi.

MM. Cosa si augura realisticamente?
A.G. Mi auguro che il coordinamento sulle scelte politiche ed economiche, che sembra stia avviandosi, porti tutti a una comunicazione più omogenea, capace di identificare chiaramente le fake news e i travisamenti. Capisco le ragioni della comunicazione, ma non abbiamo bisogno di sensazionalismi, mentre serve chiarezza su una linea politica ed economica comune.

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