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2020

Confindustria Alberghi chiede lo stato di crisi

Il turismo e l’ospitalità non possono più aspettare. Occorrono immediati interventi strutturali. L’appello dell’Associazione al Governo

Confindustria Alberghi chiede supporti per il settore_1

Confindustria Alberghi chiede lo stato di crisi a Governo e istituzioni. Ad unirsi all’appello sono le migliaia di aziende associate che, ciascuna a propria firma, hanno inviato una lettera al Presidente Conte, ai Ministri Franceschini, Gualtieri e Patuanelli, a tutti gli stakeholder e a tutti i referenti istituzionali locali che a vario titolo intervengono nel mondo del turismo.

96% dei lavoratori in cassa integrazione

L’industria del turismo e dell’ospitalità, la più colpita dalla crisi, chiede con urgenza interventi strutturali per accompagnare il settore – che solo nell’alberghiero ha il 96% dei lavoratori in cassa integrazione - verso un graduale ritorno alla normalità. Ad aggravare il quadro di incertezza è stato il timore da parte degli operatori della conferma della bozza del Decreto Rilancio, che così concepita evidenzierebbe la grave mancanza di interventi strutturali a sostegno del comparto rendendo di fatto impossibile la riapertura delle strutture.

I provvedimenti chiesti per un ritorno all’equilibrio economico

Confindustria Alberghi chiede:

  • Misure per gli affitti che traghettino le aziende almeno fino alla fine dell’anno;
  • Un credito d’imposta anche per imprese con immobili in proprietà e superamento del limite alla deducibilità fiscale degli interessi sulla base del reddito lordo, considerata la forte riduzione di quest’ultimo prevista oggi e per i prossimi anni;
  • Stralcio delle imposte relative a IMU anche a favore di tutti i proprietari di immobili che in caso di locazione potranno riconoscerlo a sconto degli affitti, TARI e TASI e concessioni demaniali per tutto il 2020; 
  • Ammortizzatori sociali disponibili almeno fino a tutto il 2021;
  • Misure specifiche per il costo del lavoro sia per i lavoratori stagionali che per i dipendenti fissi almeno fino dicembre 2021;
  • Regole chiare per ripartire;
  • Una soluzione per sollevare i datori di lavoro dalla responsabilità civile e penale in caso di infezione da Covid di un dipendente;
  • Revisione della soglia inserita di 5 milioni di fatturato per i contributi a fondo perduto che di fatto lascia fuori molta parte delle imprese del settore;
  • Interventi sulla liquidità, indispensabili per la sopravvivenza del settore;
  • Revisione del  Fondo “turismo” misura vaga e inutile considerata la dotazione irrilevante stanziata
  • Riformulazione del Bonus vacanza che, cosi come ipotizzato, risulta assolutamente inutile.

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