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Wedding tourism
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2019

Wedding tourism in Italia

Oltre 8mila eventi in un anno, per un fatturato di oltre 440 milioni di euro, con 408mila arrivi e un totale di oltre 1,3 milioni di presenze. Un business che continua a crescere
 

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Vengono da tutto il mondo per poter pronunciare il loro sì tra i canali di Venezia, di fronte al Colosseo, sotto la cupola del Brunelleschi o tra i riflessi magici del Lago di Como. Sono inguaribili romantici senza problemi di budget, con uno spiccato gusto per il bello e scelgono l’Italia, prima che ogni altra destinazione al mondo, per sposarsi, festeggiare anniversari o vivere una indimenticabile luna di miele.

Il bel paese là dove ‘l sì suona

Sebbene nella sua Divina Commedia Dante si riferisse all’identità linguistica di un’Italia ancora da venire, il celebre verso sembra calzare a pennello per descrivere lo scenario di questa interessantissima nicchia di turismo. Più di 8mila eventi in un anno, per un fatturato di oltre 440 milioni di euro, 408mila arrivi e un totale di oltre 1,3 milioni di presenze: sono questi i numeri del wedding tourism in Italia secondo una recente indagine realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze, sui dati 2016. «Negli ultimi anni in Italia si è registrata una crescita sostenuta del fenomeno e in questo senso i numeri dello studio lo confermano», ha affermato il direttore Alessandro Tortelli.

La top five delle regioni italiane

Una crescita confermata anche dai dati JFC relativi al 2017 che parlano di un +2,3% quanto al fatturato, pur segnalando una flessione nel numero dei matrimoni di stranieri celebrati. Il classico matrimonio delle coppie straniere in Italia, tornando ancora ai dati CST è quello celebrato in un luxury hotel durante la bella stagione e con rito civile; una media di 50 invitati per una spesa che, sempre mediamente, si aggira intorno ai 55mila euro. Le destinazioni più ricercate sono la Toscana (31,9%) la Lombardia (16%), la Campania (14,7%), il Veneto (7,9%) e il Lazio (7,1%). Al primo posto tra le location scelte dagli stranieri per i propri matrimoni c’è ancora il l’hotel di lusso (32,4%), seguito dalla villa (28,2%), dal ristorante (10.1%), dall’agriturismo (6,9%) e dal castello (8,5%). Il rito più usato è quello civile (35%), seguito da quello religioso (32,6%) e da quello simbolico (32,4%).

La provenienza delle coppie

Il Regno Unito si conferma il primo mercato per il wedding tourism in Italia con il 27,6% di quota, seguito da Usa (21,2%), Australia (8,9%), Germania (5,3%), Canada (4,5%) e Irlanda (4,1%). Coerenti, come anticipato, ma con alcune prese di distanza i dati forniti alla fine dello scorso anno da un’altra ricerca sul medesimo tema, condotta questa volta da JFC sull’anno 2017: 7.147 matrimoni di stranieri in Italia, che segnano una flessione del -4,7% per numero di matrimoni realizzati, ma una crescita del +2,3% sul fatturato per un totale di 385,830 milioni di euro. 336mila arrivi, 1.210.437 presenze e una media soggiorno per gli sposi di 8,4 giorni, per gli ospiti di 3,5 giorni.

Tra le destinazioni preferite compaiono ancora la Toscana, la Costa Amalfitana e Capri, Veneto, con Venezia e Verona, il Lazio, sostanzialmente con Roma, il Lago di Como e la Puglia.

La preferenza nella scelta della destinazione va sempre più spesso a luoghi anticonvenzionali (20,4% ville e dimore storiche, 18,6% casali e agriturismi, 13,3% hotel e relais, 10,6% castelli e fortezze, 8,0% palazzi, 7,1% masserie), che sappiano offrire eccellenza enogastronomica, splendide location, dolcevita e buon clima.

Per amore e per business

Le coppie di stranieri che scelgono l’Italia per coronare il loro sogno si aspettano che tutto sia perfetto e per questo la professionalità e l’organizzazione del servizio diventano la priorità assoluta. Gli operatori coinvolti in Italia in questa preziosa nicchia di turismo, secondo le recenti indicazioni del CST, sono oltre 52.900, tra cui 2.200 wedding planner, 8.300 location, 2.080 catering, 7.350 fotografi e 1.200 film maker.

Le grandi potenzialità del settore sono evidenti dato l’interesse dimostrato da fornitori, wedding planner e tour operator di tutto il mondo nei confronti delle fiere di settore in Italia. Il 13 e 14 novembre 2018 a Bologna si è tenuta la IV edizione di Buy Wedding in Italy: due giorni concentrati e fuori stagione per far incontrare i protagonisti del settore.

Ma, se fino a qualche anno fa il wedding restava un settore business a sé stante, oggi è giustamente e virtuosamente inserito nel contesto turistico, e questa deve rappresentare la sua vocazione e la sua forza. «Il destination wedding è un fenomeno in costante crescita, tanto da essere diventato una vera e propria moda», ha affermato Bianca Trusiani, presidente del Comitato Tecnico BWI e tra i massimi esperti italiani del settore. «Con i giusti elementi e soprattutto una preparazione adeguata, sia il singolo imprenditore, sia il territorio ne possono trarre un grande vantaggio. Si devono analizzare tutti gli attori del destination wedding: imprenditoria, istituzioni, associazioni di categoria e indicare, come attraverso un’azione sinergica, ci si deve organizzare nella filiera corta per ottimizzare l’offerta e creare un prodotto composto. Componendo cosi il prodotto, si ha una possibilità concreta di entrare nella filiera lunga del turismo e, attraverso azioni strategiche, far arrivare flussi turistici dedicati non solo al destination wedding, ma anche al romantic tour».

La Borsa del Matrimonio in Italia

Nel 2019, tra l’1 e il 2 febbraio, si svolgerà invece la BMII, in programma presso La Nuvola di Roma. E la manifestazione sta già raccogliendo interesse e partecipazione di buyer provenienti da tutto il mondo, in particolare da Stati Uniti (15%), Regno Unito (13%), Brasile (10%) e Germania (8%). Anche in questo caso una due giorni di incontri tra domanda e offerta, esclusivamente B2B, che prevede la partecipazione di 100 buyer, provenienti da oltre 30 paesi, per un totale di 2.500 appuntamenti one-toone, prenotati on-line.

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