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Josep Ejarque al Be-Wizard! parla di Destination Management e Destination Marketing
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I viaggiatori raccontano in tempo reale la loro esperienza di viaggio sui social network

Per ogni destinazione turistica, ci sono tanti contenuti online, prodotti e pubblicati dai visitatori di quella destinazione. Ne parliamo con l’esperto in Destination Management e Destination Marketing Josep Ejarque

Josep Ejarque è da trent’anni responsabile della promozione turistica per progetti internazionali di massimo prestigio e autore di ben sei libri in materia_1

Tra i relatori d’alto profilo che interverranno nella sessione verticale dedicata al turismo nell’ambito di BE-Wizard! (Rimini, Palacongressi 31 Marzo e 1 Aprile), Josep Ejarque è da trent’anni responsabile della promozione turistica per progetti internazionali di massimo prestigio e autore di ben sei libri in materia. L’ultimo, appena edito da Hoepli, è "Social media marketing per il Turismo. Come costruire il marketing 2.0 e gestire la reputazione della Destinazione”. Per i lettori di Master Meeting, ecco alcune anticipazioni del suo intervento in seno a BE-Wizard per utilizzare i contenuti generati on line dagli utenti a fini promozionali nel turismo attraverso i canali social. «La grande trasformazione che Internet ha comportato, soprattutto con il web 2.0, è che da un mercato di domanda siamo passati a un mercato di offerta, nel quale le scelte e le decisioni d’acquisto non si prendono più a scatola chiusa e in accordo con quello che si propone. Il cliente, il turista, vuole flessibilità, comodità, convenienza, ma soprattutto desidera informazioni. Informazioni che, se corporativa o istituzionale, viene letta come “dubbiosa”, “incerta” e anche come “non veritiera”.Secondo un’analisi di Yankovich, il 76% dei turisti considera le informazioni delle aziende poco credibili. Se una volta i clienti venivano influenzati nelle loro scelte d’acquisto da quei soggetti interessati agli obiettivi di business dell’hotel o della destinazione, oggi i turisti sono influenzati da soggetti incontrollabili, ovvero i turisti stessi. In pratica un qualsiasi commento o una raccomandazione lasciata in rete da un utente ha più valore e credibilità di qualunque comunicazione fatta da una destinazione, da una struttura recettiva come da un qualunque operatore turistico. Nel turismo la reputazione ha un peso determinante. Ormainon è importante quello che la destinazione o un’azienda dice di sé stessa, ma ciò che gli altri raccontano. Che le opinioni e le recensioni siano in grado di migliorare il RevPAR è ormai risaputo, ma la domanda da farsi è: quanto incidono realmente? Secondo Oxford Economics, Tripadvisor ha influenzato ben 352 milioni di viaggi nel 2014, ossia il 9% dei viaggi complessivi fatti nel mondo. Il 13% dei viaggi internazionali, per quanto riguarda la scelta della destinazione e dell’hotel, sono stati influenzati e decisi in base alle recensioni, mentre per quanto riguarda il turismo domestico l’impatto è stato del 7%. Alla luce di questi dati non si deve perdere di vista che i contenuti generati da utenti e turisti sul web sono fonte d’informazione per altri utenti e influenzano le decisioni di acquisto. La reputazione inoltre non è fatta soltanto delle recensioni in Tripadvisor, né dalle opinioni che contengono Booking.com o Expedia. I contenuti generati dai turisti sul web, quelli che si chiamano User Generated Content (UGC),  sono fonte di informazione per altri utenti ed influenzano le decisioni di acquisto. Il 52% dei turisti ammette di aver cambiato i propri piani sulla base di contenuti social. E non solo. Il 70% degli utenti attivi sui social network pubblica e racconta online le proprie vacanze. Come esempio, basta considerare che il 72% dei turisti attivi su Facebook cambia il proprio status e si registra in una location durante un viaggio. Ma qual è il momento in cui la destinazione, gli hotel o un servizio turistico possono scendere in campo e giocarsela? Nella fase del #dreaming, ma anche in quella del #planning, perché il turista è continuamente influenzato dalla propria community. Perché, allora, non sfruttare i turisti come promotori del nostro hotel, della destinazione, della proposta o prodotto? I post di viaggio sono i terzi più pubblicati su Facebook e i quinti più pubblicati su Twitter. Nel marketing turistico, la raccomandazione è la migliore arma, ma anche la più economica. Curiosamente però è quella meno utilizzata. I commenti, i post, le foto che i turisti pubblicano online (su Facebook, su Instagram, ecc.) diventano un reale elemento di influenza per le decisioni di altri (potenziali) turisti: possono addirittura stimolare il desiderio di un viaggio in una specifica destinazione. Stando ai dati, il 72% dei turisti posta sui social media le fotografie fatte con lo smartphone durante le vacanze, il 76% condivide foto e filmati sui profili Facebook, Instagram o Twitter appena tornato dalle vacanze. Tanto per avere un’idea, su Instagram ci sono oltre 400 milioni di utenti attivi che ogni giorno postano 80 milioni di foto, mentre oltre 350 milioni di fotografie vengono caricate tutti i giorni su Facebook (fonte: Olapic).Perché non sfruttare questa opportunità? Alcuni lo hanno già capito e utilizzano (sopratutto all’estero) gli UGC per fare marketing, ottengendo ottime performance e risultati».
 

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