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2020

ll marketing vintage e il ritorno al fattore umano

Uno degli hotel più lussuosi al mondo, alle Maldive, ha tolto la connessione Wi-fi dalle stanze.  Molti noti brand del fashion stanno facendo lo stesso, per evitare che le persone navighino con lo smartphone durante l’esperienza d’acquisto.

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Verrebbe, a questo punto, da chiedersi se il lusso, oggi, equivalga ad essere off line, come ha affermato il futuro logo Gerd Leonhard; sua è la frase «Offline is new luxury».

Dopo un decennio di dominio assoluto del social-web, sembra che il nuovo paradigma sia “Lusso = potersi ritagliare e godere momenti fuori dal digitale”, con temporanea disintossicazione da “like” e “spunte blu”. Ritornare offline per riappropriarsi del proprio tempo e concedersi il lusso di acquisti lenti e non sbadati, in preda alla fretta.

Ritornare offline avrebbe, insomma, il significato di riprendersi del tempo. Quindi, tornare a fare acquisti “lenti” in uno store vorrebbe dire potersi concedere il lusso di “perdere” del tempo, dedicandosi a un’attività gratificante.

Dalla shopping experience si passa a quella dei ristoranti e degli hotel, dove è in calo l’uso compulsivo di smartphone e tablet a favore della riscoperta della relazione umana diretta.

D’altra parte, avere amici su Facebook non significa necessariamente maggiore socialità, come rivela una recente ricerca di Marlow, secondo la quale ogni persona avrebbe una media di 100 amici tra Facebook ed Instagram, e ciononostante, rispetto a 5 anni fa, le occasioni di relazione reale “vis à vis”, o human to human, sarebbero diminuite addirittura del 50%.

Oggi il marketing punta al recupero del fattore umano, attraverso il vintage marketing, o marketing della nostalgia - che fa della valorizzazione in chiave emozionale del passato - il futuro della comunicazione. Secondo la teoria dell’ottimismo retrospettivo, la memoria avrebbe una funzione di distorsione della realtà, facendo percepire i fatti accaduti in passato sotto una luce più positiva.

Il pensiero nostalgico e il ritorno all’human touch migliorerebbero l’umore con buona pace anche per chi vende prodotti e servizi. Gli alberghi potrebbero cavalcare l’onda ed essere ottimi laboratori per la riscoperta di una convivenza tradizionale.

I mantra del neuro marketing

E infine, parlando dei top brand commerciali, ecco una lista di “mantra” sempre utile da rileggere, nell’ottica di un marketing che sostituisce alla vendita di prodotti la vendita di esperienze.

  • McDonald’s non vende hamburgers, vende velocità del servizio;
  • Amazon non vende prodotti, vende la comodità;
  • Rolex non vende orologi, vende uno status;
  • Red Bull non vende energy drink, vende avventure e adrenalina;
  • YouTube non vende video, ma soluzioni e informazioni H24;
  • Harley Davidson non vende motociclette, vende libertà;
  • Netflix non vende abbonamenti, vende cinema a casa propria;
  • Starbucks non vende caffè, vende convivenza per millennial;
  • Apple non vende smartphones, ma un mondo di esperienze;
  • Coca Cola non vende bibite, vende l’unione familiare.
  • Disney non vende film, vende felicità.

Leggi di più sul marketing nostalgico

 

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